Rileggendo il libro di Aldo Cazzullo
San Francesco, il visionario che continua a inquietarci
ESPAÑOL
«De hombres así nace uno cada mil años».
Es con esta intuición que Aldo Cazzullo nos acompaña tras las huellas de Francisco de Asís. Y quizá sea precisamente desde aquí desde donde haya que partir. Porque algunos hombres atraviesan la historia, mientras que otros atraviesan los siglos. Los primeros pertenecen a su tiempo; los segundos terminan perteneciendo a la conciencia de la humanidad. Francisco es uno de ellos.
No porque haya sido perfecto. Sino porque tuvo el valor de vivir hasta las últimas consecuencias aquello que casi todos los demás se limitaban a predicar. Esa es su grandeza y también su condena. Porque a hombres así se les admira con más facilidad de la que se les imita.
El mérito más auténtico del libro de Cazzullo es devolvernos un Francisco sorprendentemente humano. No el santo inmóvil de las imágenes devocionales, sino un joven inquieto, hijo de la naciente burguesía mercantil, enamorado de los sueños caballerescos, atravesado por las dudas, derrotado por la guerra y capaz, finalmente, de tomar la decisión más radical que su tiempo podía imaginar: renunciar no solo a la riqueza, sino a la propia lógica del poder. Quizá el verdadero escándalo de Francisco nunca haya sido la pobreza. Es la coherencia. La pobreza puede ser contada. La coherencia, en cambio, pone en cuestión a quien escucha.
Por eso, después de ocho siglos, Francisco sigue inquietándonos.
Nosotros celebramos al santo que besa al leproso, pero seguimos creando nuevos leprosos. Admiramos al hombre que atraviesa el campo de la cruzada para encontrarse con el sultán, pero seguimos creyendo que el diálogo es un signo de debilidad. Exaltamos el Cántico de las Criaturas, pero nos cuesta reconocer la creación como una comunidad de la que formamos parte. Recordamos el belén de Greccio, pero olvidamos que fue una revolución cultural antes incluso que religiosa: hacer accesible el misterio a todos, hablar al pueblo a través de las imágenes cuando las palabras ya no eran suficientes.
Y luego está Clara. La historia, demasiado a menudo, la ha contado como la sombra de Francisco. Es un error. Francisco no confía a una mujer un papel marginal; reconoce en ella a una protagonista. En el siglo XIII, cuando la voz femenina estaba casi siempre confinada a los márgenes de la vida pública y eclesial, intuye que la santidad no conoce jerarquías de género. Clara no es una discípula devota: es una fundadora. Es una mujer libre.
Es quizá una de las intuiciones más revolucionarias de Francisco y también una de las menos conocidas. Incluso hoy, mientras seguimos debatiendo sobre el papel de la mujer en la Iglesia y en la sociedad, aquella lección conserva una sorprendente actualidad.
No menos revolucionaria es su elección de la lengua. Francisco comprende que la verdad no pertenece a quien habla una lengua culta, sino a quien consigue hacerse comprender. El Cántico de las Criaturas no nace en latín, sino en la lengua vulgar del pueblo. Es una elección que anticipa una nueva idea de cultura: el conocimiento no como privilegio, sino como forma de compartir. Antes incluso que Dante, Francisco intuye que una lengua común puede convertirse en el espacio en el que un pueblo comienza a reconocerse.
Por eso, el Francisco que nos presenta Cazzullo no pertenece únicamente a la historia de la Iglesia. Pertenece a la historia de la cultura. Porque cambia la manera de mirar al pobre, al enfermo, a la mujer, al enemigo, a la naturaleza, a la palabra. Cambia la mirada antes incluso de cambiar la realidad.
Y es aquí donde este libro encuentra, casi naturalmente, la filosofía de DobleMirada.
La cultura no consiste en repetir aquello que ya sabemos. La cultura comienza cuando aprendemos a mirar aquello que creíamos conocer con otros ojos. Francisco lo hizo hace ochocientos años. Aldo Cazzullo nos lo recuerda con un libro riguroso y apasionante. El resto nos corresponde a nosotros. Porque todo gran libro, como todo gran hombre, no nos deja el consuelo de una respuesta. Nos entrega la responsabilidad de una pregunta.
ITALIANO
«Di uomini così ne nasce uno ogni mille anni.»
È con questa intuizione che Aldo Cazzullo ci accompagna sulle tracce di Francesco d’Assisi. E forse è proprio da qui che bisogna partire. Perché alcuni uomini attraversano la storia, mentre altri attraversano i secoli. I primi appartengono al loro tempo; i secondi finiscono per appartenere alla coscienza dell’umanità. Francesco è uno di questi.
Non perché sia stato perfetto. Ma perché ha avuto il coraggio di vivere fino alle estreme conseguenze ciò che quasi tutti gli altri si limitavano a predicare. È questa la sua grandezza ed è questa la sua condanna. Perché uomini così si ammirano più facilmente di quanto si imitino.
Il merito più autentico del libro di Cazzullo è quello di restituirci un Francesco sorprendentemente umano. Non il santo immobile delle immagini devozionali, ma un giovane inquieto, figlio della nascente borghesia mercantile, innamorato dei sogni cavallereschi, attraversato dai dubbi, sconfitto dalla guerra, capace infine di compiere la scelta più radicale che il suo tempo potesse immaginare: rinunciare non soltanto alla ricchezza, ma alla logica stessa del potere. Forse il vero scandalo di Francesco non è mai stata la povertà. È la coerenza. La povertà può essere raccontata. La coerenza, invece, mette in discussione chi ascolta.
Per questo, dopo otto secoli, Francesco continua a inquietarci.
Noi celebriamo il santo che bacia il lebbroso, ma continuiamo a creare nuovi lebbrosi. Ammiriamo l’uomo che attraversa il campo della crociata per incontrare il sultano, ma continuiamo a credere che il dialogo sia un segno di debolezza. Esaltiamo il Cantico delle Creature, ma fatichiamo a riconoscere il creato come una comunità di cui siamo parte. Ricordiamo il presepe di Greccio, ma dimentichiamo che fu una rivoluzione culturale prima ancora che religiosa: rendere il mistero accessibile a tutti, parlare al popolo con le immagini, quando le parole non bastavano più.
E poi c’è Chiara. La storia, troppo spesso, l’ha raccontata come l’ombra di Francesco. È un errore. Francesco non affida a una donna un ruolo marginale; riconosce in lei una protagonista. Nel XIII secolo, quando la voce femminile era quasi sempre confinata ai margini della vita pubblica ed ecclesiale, egli intuisce che la santità non conosce gerarchie di genere. Chiara non è una discepola devota: è una fondatrice. È una donna libera.
È forse una delle intuizioni più rivoluzionarie di Francesco, e anche una delle meno conosciute. Ancora oggi, mentre discutiamo del ruolo della donna nella Chiesa e nella società, quella lezione conserva una sorprendente attualità.
Non meno rivoluzionaria è la sua scelta della lingua. Francesco comprende che la verità non appartiene a chi parla una lingua colta, ma a chi riesce a farsi comprendere. Il Cantico delle Creature non nasce in latino, ma nel volgare del popolo. È una scelta che anticipa una nuova idea di cultura: il sapere non come privilegio, ma come condivisione. Prima ancora di Dante, Francesco intuisce che una lingua comune può diventare il luogo in cui un popolo inizia a riconoscersi.
Per questo il Francesco raccontato da Cazzullo non appartiene soltanto alla storia della Chiesa. Appartiene alla storia della cultura. Perché cambia il modo di guardare il povero, il malato, la donna, il nemico, la natura, la parola. Cambia lo sguardo prima ancora di cambiare la realtà.
Ed è qui che questo libro incontra, quasi naturalmente, la filosofia di DobleMirada.
La cultura non consiste nel ripetere ciò che già sappiamo. La cultura comincia quando impariamo a guardare ciò che credevamo di conoscere con occhi diversi. Francesco lo ha fatto ottocento anni fa. Aldo Cazzullo ce lo ricorda con un libro rigoroso e coinvolgente. Il resto spetta a noi. Perché ogni grande libro, come ogni grande uomo, non ci lascia il conforto di una risposta. Ci consegna la responsabilità di una domanda.

