ESPAÑOL
¿Cuánta gente crees, que si fuese preguntada si son felices hoy, o si pueden llegar a serlo te dirían que sí? Quizás el problema no está en qué nos falta para serlo, sino en que somos capaces de serlo, pero no vemos la manera de hacerlo. Yo la vi sentado, solo, en un banco en la facultad, escuchando una canción de Calcutta. La felicidad se puede alcanzar así. Miremos a nuestro alrededor y apreciemos los momentos felices.
La sociedad de estos últimos dos siglos, tras las evoluciones en la tecnología y la imposición de sistemas que piden de nuestro tiempo y de nuestro esfuerzo cantidades superlativas, vive un momento de melancolía común como sociedad. El avance de las RRSS, que se suponía que venía a acercarnos a todos incluso con la lejanía física, ha tenido un efecto rebote que ha provocado que nos alejemos más los unos de los otros, centrándonos antes en los gestos, a menudo involuntarios del resto como puede ser un “like” o estar “en línea” antes que en las conversaciones que hemos tenido con esas personas.
Esto provoca que aquellos desconocidos con estas tecnologías, o aquellos que las rechazan o no encajan a la primera en círculos sociales, se vean apartados y acaben alejados de la sociedad.
Además, las relaciones personales se han vuelto más frías, con menos conversaciones genuinas sentados en una mesa sin nada que tomar, lo que también provoca un descontento general en aquellos que buscan una conversación buena, genuina, única, con cada persona con la que cruzamos tiempo en nuestras vidas.
Estas exigencias que han traído los avances sociales, sean estudios elevados, o sean carga de trabajo para poder mantener el coste de vida que nos pide los sistemas bajo los que vivimos junto al distanciamiento social ya comentado, crean una búsqueda de la felicidad en los logros grandes y en una conclusión entre todo aquello que anhelamos.
“Seré feliz cuando tenga a la persona que amo a mi lado, con mi familia formada, mi trabajo estable y teniendo a todos mis seres queridos a mi lado”.
Parece que el mundo nos exige todo esto y más para ser seres humanos completos y felices, y nos ha insertado esta idea de felicidad plena en nuestras ideas. Un deseo utópico, inalcanzable. Los devenires infortunitos que nos puede acarrear estar vivos escapan de nuestro control, al igual que el camino en el que estemos siempre que sigamos caminando.
La felicidad está en pararse a respirar, sensibilizar con nuestro alrededor, y ser uno mismo con aquello que nos rodea. A veces basta con sentarse en un banco escuchando una canción con un ritmo movido y disfrutarla con cada nervio de nuestro cuerpo. Sentirla, gritarla, vivirla. Ser feliz con ella.
Aunque no puedas estar con la persona que amas, aunque hayas suspendido las asignaturas que te importaban, aunque hayas tenido un día horrible. Sentarte en el lugar más recóndito y menos documentable para las redes sociales, a compartir una cerveza, un paquete de tabaco, y risas infinitas con aquellos a los que podemos llamar amigos o familia.
Y si por desgracias de la vida, te encuentras en soledad, abrázala. Si eres capaz de llamarla tu amiga, nadie disfrutará más que tú de estar vivo, de acoger todo aquello que las personas del pasado han dejado para ti y para tu disfrute.
Estos pequeños momentos de felicidad, son los que hacen que la experiencia de estar vivo merezca la pena, porque la tristeza la acarrean eventos que no podemos provocar, pero aquellos felices, solo dependen de nosotros mismos, de hacer todo lo posible por llegar a serlo, con pequeños pasos, que son los que nos dan ese subidón que no podemos encontrar en una pantalla.
Esa sensación solo es alcanzable si frenamos, miramos, respiramos, y apreciamos todo lo que nos rodea en ese momento. Ser feliz nunca había sido tan difícil, y a la vez, nunca nos lo habían puesto tan fácil de conseguir si buscamos por los callejones precisos de la vida.
Busquemos la felicidad en abrigarnos en el frio, en la sensación de la mar abrazándote con sus olas frías bajo el calor del verano, en el brillo de los dientes de los que ríen con nosotros, en cada gol del equipo que apoyamos, en cada nota de aquella canción que tanto nos gusta.
Incluso si aún no somos quien queremos ser, incluso si ayer tuvimos un nudo en el estómago que no nos dejaba respirar bien.
Seamos conscientes de la vida y de la felicidad que es despertarnos cada mañana, abracemos a nuestro alrededor como este nos abraza y nos rodea cada día que salimos de la cama.
ITALIANO
Quanta gente pensi che, se le venisse chiesto se è felice oggi, o se pensa di poterlo diventare, risponderebbe di sì? Forse il problema non sta in ciò che ci manca per esserlo, ma nel fatto che siamo capaci di esserlo e non vediamo il modo di riuscirci. Io l’ho visto seduto, da solo, su una panchina all’università, mentre ascoltava una canzone di Calcutta. La felicità si può raggiungere anche così. Guardiamoci intorno e impariamo ad apprezzare i momenti felici.
La società di questi ultimi due secoli, dopo le evoluzioni tecnologiche e l’imposizione di sistemi che richiedono una quantità smisurata del nostro tempo e dei nostri sforzi, vive un momento di malinconia collettiva. L’avvento dei social network, che avrebbe dovuto avvicinarci tutti nonostante la distanza fisica, ha avuto un effetto contrario, portandoci ad allontanarci ancora di più gli uni dagli altri e a concentrarci più sui gesti, spesso involontari, degli altri — come un “mi piace” o il fatto di essere “online” — che sulle conversazioni che abbiamo avuto con quelle persone.
Questo fa sì che coloro che non hanno familiarità con queste tecnologie, oppure che le rifiutano o che non riescono a inserirsi immediatamente nei circoli sociali, si sentano messi da parte e finiscano per allontanarsi dalla società.
Inoltre, le relazioni personali sono diventate più fredde, con sempre meno conversazioni autentiche, seduti a un tavolo senza nulla da consumare, e questo genera a sua volta un malcontento generale in chi cerca una conversazione bella, sincera, unica, con ogni persona con cui condividiamo una parte del nostro tempo durante la vita.
Queste esigenze portate dai progressi sociali — che si tratti di studi sempre più avanzati o del carico di lavoro necessario per sostenere il costo della vita imposto dai sistemi in cui viviamo — insieme al distanziamento sociale di cui abbiamo parlato, ci spingono a cercare la felicità nei grandi traguardi e nel raggiungimento di tutto ciò che desideriamo.
“Sarò felice quando avrò accanto la persona che amo, quando avrò una famiglia, un lavoro stabile e tutte le persone a cui voglio bene al mio fianco.”
Sembra che il mondo ci chieda tutto questo, e anche di più, per essere esseri umani completi e felici, e ci ha inculcato l’idea di una felicità assoluta e completa. Un desiderio utopico, irraggiungibile. Le vicissitudini sfortunate che la vita può portarci sfuggono al nostro controllo, così come il percorso che stiamo seguendo, finché continuiamo a camminare.
La felicità sta nel fermarsi a respirare, nel diventare sensibili a ciò che ci circonda e nell’essere semplicemente noi stessi insieme a tutto ciò che abbiamo intorno. A volte basta sedersi su una panchina, ascoltare una canzone dal ritmo vivace e godersela con ogni fibra del nostro corpo. Sentirla, urlarla, viverla. Essere felici grazie a lei.
Anche se non puoi stare con la persona che ami, anche se hai fallito gli esami che per te erano importanti, anche se hai avuto una giornata terribile. Sederti nel luogo più remoto e meno documentabile dai social network, per condividere una birra, un pacchetto di sigarette e risate infinite con quelle persone che possiamo chiamare amici o famiglia.
E se, per le disgrazie della vita, ti ritrovi nella solitudine, abbracciala. Se riesci a chiamarla tua amica, nessuno potrà godere più di te del fatto di essere vivo, di accogliere tutto ciò che le persone del passato hanno lasciato per te e per il tuo piacere.
Sono questi piccoli momenti di felicità a rendere degna di essere vissuta l’esperienza di essere vivi, perché la tristezza è portata da eventi che non possiamo provocare, mentre quelli felici dipendono soltanto da noi stessi, dal fare tutto il possibile per raggiungerli, attraverso piccoli passi che ci regalano quella scarica di entusiasmo che non possiamo trovare dentro uno schermo.
Quella sensazione è raggiungibile solo se ci fermiamo, guardiamo, respiriamo e apprezziamo tutto ciò che ci circonda in quel momento. Non era mai stato così difficile essere felici e, allo stesso tempo, non ce l’avevano mai resa così facile da raggiungere, se sappiamo cercarla nei vicoli giusti della vita.
Cerchiamo la felicità nel coprirci quando fa freddo, nella sensazione del mare che ci abbraccia con le sue onde fredde sotto il calore dell’estate, nel brillare dei denti di chi ride insieme a noi, in ogni gol della squadra che sosteniamo, in ogni nota di quella canzone che amiamo così tanto.
Anche se non siamo ancora diventati chi vogliamo essere, anche se ieri avevamo un nodo allo stomaco che non ci lasciava respirare bene.
Siamo consapevoli della vita e della felicità che significa svegliarsi ogni mattina. Abbracciamo ciò che ci circonda, così come esso abbraccia e avvolge noi ogni giorno, quando ci alziamo dal letto.

